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La Casa di Carlo Goldoni

La Casa di Carlo Goldoni a Venezia fu costruita dalla famiglia Rizzi nel corso del Quattrocento ed è uno splendido esempio di architettura gotica veneziana.

Ubicato nei pressi di campo San Tomà, circondato da altri edifici ospitanti diversi appartamenti, questo immobile prese in realtà il nome di palazzo Zentani (o Centanni) dalla seconda famiglia che lo abitò, prendendolo in affitto per diversi anni. Sul finire del Seicento, l’immobile venne acquistato dalla famiglia Goldoni, che vi rimase finchè il drammaturgo compì 12 anni. Il palazzo passò poi ai Manassero Camozzo che vi abitarono fino al momento della vendita della casa ai signori Piero Foscari, Antonio Pellegrini e Aldo Ravà, il cui progetto, ostacolato dallo scoppio del primo conflitto mondiale, era quello di trasformarlo in un museo da dedicare al teatro italiano. Più tardi, all’inizio degli anni Trenta, l’immobile venne donato al Comune di Venezia, il quale ne finanziò il restauro e lo trasformò in un museo dedicato al Goldoni. A causa del secondo conflitto mondiale, i lavori subirono un rallentamento e la Casa di Carlo Goldoni diventò visitabile soltanto a partire dal 1953.

Il palazzo si sviluppa su tre piani ed è dotato di una graziosa corte interna con un pozzo. Al suo interno, il visitatore potrà ammirare la riproduzione di alcune scene delle opere del drammurgo ed un incantevole Teatrino delle Marionette artigianale, costruito per Carlo dal padre. In aggiunta, chi vorrà visitare questo palazzo potrà anche accedere al Centro di Studi Teatrali ed alla relativa biblioteca, sita al terzo ed ultimo piano dell’edificio, una delle più importanti nel campo teatrale.

Il palazzo Ca’ d’Oro

La Ca’ d’Oro è la più nota casa patrizia di Venezia. La sua costruzione iniziò negli anni Venti del Quattrocento per iniziativa del ricco mercante Marino Contarini. A seguito della scomparsa del mercante e del figlio Piero, il palazzo venne suddiviso tra le tre figlie dell’erede, dando inizio ad un processo di frazionamento che nel corso dei secoli ne modificò la struttura interna. La facciata e gli interni dell’edificio subirono delle ulteriori modifiche sul finire dell’Ottocento ad opera dell’architetto Meduna, il quale venne incaricato dei lavori dall’allora proprietario Alessandro Trubetzkoi. A seguito della vendita del palazzo al barone Franchetti, l’immobile divenne oggetto di un restauro mirato a ricondurlo alla struttura ed alla bellezza originaria, nell’intento di adibire i suoi locali a sale espositive. Il barone donò poi il palazzo allo Stato italiano e sul finire degli Anni Venti, a seguito della morte del barone, nell’edificio venne aperta la “Galleria Giorgio Franchetti”.

La Ca’ d’Oro è oggi senza dubbio uno dei più eleganti palazzi di Venezia e coloro che risiedono in un appartamento nei suoi dintorni potranno avere il grande privilegio di ammirare costantemente la sua magnifica facciata, particolarmente suggestiva nelle giornate assolate. La Ca’ d’Oro rappresenta ancor oggi uno splendido esempio di palazzo tardogotico veneziano ed al suo interno si possono ammirare diversi oggetti di valore come quadri, sculture, articoli di mobilio, alcuni provenienti dalle collezioni di Franchetti, altri provenienti da strutture religiose e da altri musei della città. I visitatori potranno anche ammirare una corte interna al palazzo con un maestoso mosaico in marmo che ricopre il pavimento e che evoca le basiliche di tipo paleocristiano.

La casa di Marco Polo a Venezia

Marco Polo è stato uno dei più noti mercanti ed esploratori mai esistiti. Vissuto a cavallo tra il Duecento ed il Trecento, Polo iniziò a viaggiare quand’era ancora un ragazzo e visse a lungo in Asia, dove rivestì ruoli importanti per conto dell’allora imperatore Qublai.

Durante il periodo di prigionia, scontato a seguito di una battaglia tra le città di Venezia e quella di Genova, Polo descrisse i suoi viaggi nella celebre opera “Il Milione”, elaborata in collaborazione con il letterato Rustichello. In questo volume vengono descritti, seppur con qualche esagerazione stilistica, i luoghi lontani e le grandi civiltà incontrate dal mercante. I dettagli dei racconti suscitarono una diffusa incredulità tra i suoi contemporanei, ma vennero confermati da varie fonti dell’epoca e fecero di quest’opera un libro che si trova in quasi tutti gli appartamenti di chi ama i viaggi e l’avventura.

Per risalire al luogo preciso ove il mercante dimorò a Venezia, è stato necessario attendere il restauro del teatro Malibran, avvenuto nel 1998. Prima di questa data, il toponimo della Corte Seconda del Milion rievocava la celebre opera del mercante veneziano ed i registri catastali segnalavano che in quell’area vi era un palazzo di proprietà della famiglia Polo. Costruito sul finire del Duecento, questo palazzo si è poi scoperto avesse la classica struttura della casa fondaco ed era completo di corte e pozzo. Quest’edificio era bagnato da rii su due fronti e, in seguito ad un incendio di vasta portata avvenuto nel 1598, l’area dove il palazzo era situato venne classificata “priva di rendita” da parte del Magistrato competente. Di notevole interesse è che dallo scavo sono emerse ceramiche che testimoniano i rapporti commerciali tra Venezia e i popoli del Mediterraneo, nonché dei pezzi dai quali si può dedurre la ricchezza della famiglia Polo. Fra questi ultimi spicca un raffinato bicchiere di vetro dal colore viola, degno solamente di una famiglia di abbienti mercanti, che si occupavano della vendita e dell’acquisto di molti beni lungo le tratte commerciali più importanti dell’epoca.

Vivaldi a Venezia

Vivaldi trascorse gran parte della sua vita nella sua città natale, Venezia. Qui, sin dalla sua tenera età, il musicista espresse il suo talento suonando il violino nella cappella di San Marco e, nello stesso anno in cui divenne sacerdote, iniziò ad insegnare e a comporre opere per il conservatorio femminile dell’Ospedale della Pietà, prima di diventarne responsabile. Il musicista operò anche come impresario del Teatro Sant’Angelo, distrutto agli inizi dell’Ottocento e sostituito poi dal Palazzo Barocci, oggi sede di un hotel. Oltre al vastissimo repertorio musicale, Vivaldi riuscì anche a lasciare un segno nell’architettura della città, seppur in via indiretta. La Chiesa della Pietà, infatti, costruita nel corso del Settecento sulla base di un progetto realizzato dall’architetto Massari, venne pensata originariamente come una struttura che dovesse fungere sia da luogo sacro che da auditorium, seguendo proprio le raccomandazioni del musicista. Così facendo, l’architetto mirava ad amplificare la qualità acustica ed a ottenere una migliore performance musicale. In virtù della sua struttura, questa chiesa ospita ancor oggi numerosi concerti che rendono omaggio a Vivaldi, suonando i brani che sono stati tra le opere in vendita più ricercate dagli appossionati di musica classica e che risuonano ancor oggi negli appartamenti degli amatori di questo genere musicale.